Sinestesia, mostra di fotografia, scultura e pittura

La mostra Sinestesia, allestita presso i locali dell’Area Pro loco Lido Rossello di Realmonte, intende offrire uno spaccato inedito della “creatività del luogo”, concetto con il quale il critico d’arte palermitano Francesco Carbone indicava quell’insieme di attività e linguaggi (pittura, scultura, scrittura, poesia, parola, suono, musica) connesse a un “quadro di vita”, cioè a un sistema di relazioni che comprende territorio, società civile, cultura, natura.Se la mostra di pittura, scultura e fotografia delinea un percorso essenzialmente visivo e tattile, le attività che si sono svolte parallelamente, come la degustazione di piatti tipici realmontini e vini locali, coinvolgendo principalmente il gusto e l’olfatto, hanno creato un ponte tra presente e passato, alla riscoperta di sapori perduti. Da qui il titolo della mostra, Sinestesia, che nasce dall’idea di offrire ai visitatori la possibilità di riscoprire l’identità di un territorio attraverso un percorso sensoriale.

All’interno di un angusto locale, costituito da due ambienti, è stata allestita un’esposizione di opere di piccolo e medio formato di Stefano Gallitano, Giovanni Proietto, Gianni Provenzano, Giovanni Butera, Mario Amari, Giuseppe Cuttitta, Angelo Pitrone. La scelta del formato non è stata soltanto dettata dagli spazi ristretti, ma nasce come una presa di posizione contro la spettacolarizzazione della realtà di buona parte delle installazioni e dell’arte ambientale, contro il gigantismo dell’informazione che vede l’opera d’arte esclusivamente come luogo di emozioni decontestualizzandola dal suo contesto storico e dall’attualità, che propina il kitsch, la bellezza esteriore e inautentica, come unico valore estetico. Come sosteneva Giulio Carlo Argan, il formato nell’arte non è né un valore né un disvalore. Del resto per Mimmo Paladino “lo spazio non è una circostanza determinante”, dal momento che il piccolo formato e gli spazi ristretti incanalano e catalizzano l’attenzione, suscitano stupore, meraviglia.

Nel primo ambiente, il dinamismo e l’intensità espressiva delle piccole sculture di Stefano Gallitano, raffiguranti amanti sorpresi in un abbraccio, lottatori avvinghiati l’uno sull’altro, busti, traducono il vorticoso dipanarsi di una mitologia personale, fatta di immagini e di visioni. La produzione di Gallitano, che si inquadra nell’ambito della folk art, nasce da una necessità espressiva insopprimibile, dalla volontà narcisistica di ricostruzione di un “sé materico” stabile, attraverso il quale esorcizzare le proprie angosce.

Nello stesso ambiente sono visibili le nature morte di Giovanni Proietto del ciclo il Giardino dei limoni. Il simbolismo dell’albero di limone è evidente: incarna un archetipo materno, rassicurante, perché con i suoi frutti succosi personifica la primordiale Grande Madre mediterranea con i suoi seni, a cui si lega anche l’iconografia greca e latina dell’Artemide Polìmastia. Proietto sottolineare le linee che circoscrivono le forme con punteruoli e bulini, in modo da mettere in risalto lo spessore di una materia pittorica iridescente, sentita anch’essa come una potente madre.

Nell’ambiente contiguo, i fondali e le rive marine di Giovanni Butera, al confine tra astrazione e figurazione, che catturano lo sguardo per le cromie accese e per il segno nitido, dialogano con la vitalità barocca e l’horror vacui delle opere astratte di Mario Amari (un Omaggio a Max Bill e un assemblage), disseminate di pattern geometrici che dilatano quasi all’infinito il tempo di lettura dell’immagine.

Gianni Provenzano ha ritratto la falesia di marna bianca della Scala dei Turchi con pennellate sciolte e libere che, giustapposte e modulate, creano una sensazione di solidificazione della forma, mentre Giuseppe Cuttitta, da anni attivo nel campo della fotografia pubblicitaria, ne ha documentato le impercettibili variazioni subite nel tempo con immagini, quasi metafisiche, dal severo impianto compositivo e dal forte impatto visivo.

Il percorso della mostra si chiude idealmente con uno scatto di medio formato di Angelo Pitrone, in cui una macchia azzurra su un muro disegna un’immaginaria mappa del mediterraneo, contenuta nel libro fotografico Viaggi d’acqua.

All’esterno sono visibili le prime acquisizioni del parco di scultura di Lido Rossello: un’architettura visionaria e utopistica di Domenico Mauro, lo squalo di Nazareno Spinelli con accenti naive, un gruppo di Gallitano con una famiglia di bagnanti. All’interno di un’ aiuola è stata collocata delle sculture di Gallitano realizzate con tondini zigrinati, in cui le sagome di un bue, di un’asino, di un gallo, di una capra e di una pecora, rievocano una Sicilia rurale, oggi scomparsa, ma testimoniano al tempo stesso un’attenzione curiosa e ingenua per la vita segreta degli animali.

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