L’Imago Christi nell’arte visionaria di Stefano Gallitano

Nell’arte visionaria di Stefano Gallitano, operaio e artista, la “selvatichezza” e l’ingenuità espressiva coincidono, a livello stilistico, con il primivismo delle forme, e si fondono con una spontaneità e facilità di racconto. Queste caratteristiche, che accomunano l’opera dell’artista bivonese a quella degli artisti irregolari, si evincono nella capacità di comunicare emozioni, angosce, speranze, in modo diretto, rinunciando alla mediazione dei modelli espressivi dell’arte colta e di artifici tecnici studiati. Selvatichezza significa allora spontaneità, rinuncia al cerebralismo, ad ogni intenzionalità a “significare”; non è un caso che, rovesciando una sua Crocifissione, si legga: ”perché morire di perché?”. Nei suoi dipinti la simbolizzazione è a portata di mano ed è facilmente intelligibile, non ci sono significati cifrati da decriptare.
Attinte dagli episodi più noti della Passione di Cristo (Crocifissione, Salita al Calvario, Resurrezione), le scene sacre dipinte da Gallitano nascono per rispondere al richiamo della fede che il pittore ha sentito crescere nel tempo dentro di sé e a cui dato forma con tecniche e materiali differenti (acrilici, tempere, pastelli, ducotone, clinker, colle viniliche, carte ecc…).
La tipologia dei volti di Cristo, fortemente patetici, può apparire convenzionale, ma essi, pur nella semplicità del segno, presentano una notevole forza espressiva in grado di coinvolgere lo spettatore e di non lasciarlo indifferente.
Le croci dipinte, invece, si collocano tra l’astrazione e la figurazione e sono contraddistinte da pennellate corsive e liquide che riempiono tutta la superficie del supporto sagomato, obbedendo a un senso di horror vacui e a un calligrafismo fluido ma netto.
Le scene della Passione hanno colori forti e presentano una figurazione semplificata. Il colore d’elezione per lo sfondo delle Crocifissioni è in genere il nero, ma è anche presente un’ampia gamma di accordi cromatici che comprendono il rosso, blu, giallo, verde.
In queste opere, che reinterpretano in chiave visionaria, sognante, esistenziale, forse autobiografica, il racconto evangelico, affiorano alla memoria i costumi e le atmosfere della Sicilia premoderna, i ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza dell’autore, della sua città natale, Bivona, permeata da un’atmosfera fiabesca e surreale.
Caratteristiche precipue dell’arte di Gallitano sono, inoltre, sia la propensione a non riprodurre la realtà così come appare ma a rappresentare visioni o immagini interiori, sia l’aprirsi alla dimensione del mito, cioè l’attitudine a narrare storie per immagini – storie di dolore, di morte, di amore per la vita e di rinascita, il cui protagonista è Cristo, Dio fatto uomo – come un vero cantastorie che può parlare solo di ciò che ha visto e vissuto.