Due sacri argenti dal Santuario di San Calogero di Naro

Proviene dalla cappella di Santa Lucia della chiesa di San Calogero di Naro un tabernacolo in argento donato, intorno alla fine del XVIII secolo, dai nobili Calogero Gulino, Vincenza Gulino e Rosario Troisi. Accostabile sotto il profilo stilistico alle custodie eucaristiche cappuccino-francescane della fine del XVII secolo di Agostino Diotivolsi e Vincenzo Coppola, esso riproduce un’architettura templare a pianta emi-esagonale. Il prospetto, diviso in tre facce, è scandito da colonnine salomoniche poggianti su un basamento con stemmi ciechi e motivi fitomorfi. La formella trilobata della faccia centrale raffigura il Sacrificio di Isacco, un episodio dell’Antico testamento che prefigura il sacrificio di Cristo e dunque il mistero eucaristico. Sulle facce laterali, entro nicchie, sono visibili rispettivamente le allegorie della Fede e della Carità, due delle virtù teologali. Il tabernacolo è  sormontato da un bulbo costolonato smontabile, decorato con anch’esso con motivi fitomorfi, che culmina con un  crocifisso. Nell’opera non sono stati rilevati marchi o punzoni.

Risale alla fine del XVII secolo il reliquiario in argento e in tartaruga, proveniente anch’esso dalla Chiesa di San Calogero, contenente un frammento dell’osso omerale del santo. La base circolare, realizzata a sbalzo e rifinita a cesello, è divisa in due registri. Nel primo si osserva una decorazione a foglie d’acanto e lancette; lungo il secondo, invece, corre un ricco motivo decorativo con rami, festoni, riccioli e frutti di melograno, questi ultimi simbolo della Resurrezione di Cristo. Il fusto presenta due nodi decorati e sostiene una teca in tartaruga con colonnine tortili e base rastremata sormontata da statuette in argento raffiguranti San Calogero, una cerva e putti che sostengono gli attributi iconografici del santo: il teschio e la palma.
La reliquia venne acquistata dal priore dei Frati Minori Conventuali di Naro Melchiorre Milazzo dal monastero benedettino di San Filippo di Fragalà il 22 luglio 1692. Da una targa incisa, posta sulla cornice della teca, si apprende che il reliquiario venne realizzato su commissione del successore di Padre Milazzo, il priore Calogero Polizzi, per custodire la preziosa reliquia. In assenza di punzoni o marchi è impossibile riferirlo ad un centro di produzione, tuttavia la tartaruga era un materiale molto usato dalle maestranze trapanesi del corallo, che spesso la abbinavano all’argento.