Il sentimento della materia nella scultura di Vincenzo Deguardi

A poco più di venti chilometri di distanza da Palermo, su una collina immersa nella vegetazione rigogliosa di un bosco, ai piedi di Rocca Busambra, massiccio dei Monti Sicani, sorge Godrano, il borgo che diede i natali a Francesco Carbone, artista, gallerista e curatore d’arte. Qui vive e opera Vincenzo Deguardi, uno scultore autodidatta che lavora prevalentemente materiali come la pietra calcarea, l’argilla, la porcellana.
La sua ricerca artistica riesce a coniugare una riflessione ontologica sull’essere a un “sentimento della materia”, che lo porta ad accostare materiali umili, legati alla terra (paglia, grappoli, acini, bucce d’uva e noccioli d’ulivo ecc…), e a sperimentarne tutte le possibilità espressive.
La semplificazione dei volumi e la durezza lineare del modellato conferiscono alle sue sculture (bassorilievi o figure a tuttotondo) una “carica dionisiaca” e una patina arcaizzante che richiama tanto l’arte africana, quanto l’arte arcaica greca e l’arte romanica.
Deguardi non manca mai di interrogarsi sul senso e sulla struttura della realtà, senza rinunciare a un intimo e serrato dialogo con la materia. In una serie di bassorilievi astratti, intitolata Archeo/anthropos (archeologia antropologica), risalente al 2010, ad esempio, gruppi di tre o quattro mattoni quadrati in argilla e paglia, emergono da uno sfondo realizzato con grappoli, acini, bucce d’uva e noccioli d’ulivo. L’insistere sui numeri tre e quattro, che simboleggiano i cicli e i ritmi naturali, allude all’armonia del cosmo e a una sintesi possibile tra uomo e natura.
Il ciclo Progetto luce del 2005 si compone di vere e proprie miniature dell’universo, in ceramica o in pietra arenaria, dalla forma troncoconica, tronco-piramidale o irregolare, con profonde fenditure e cavità, illuminate all’interno da luci al led. Lo spazio vuoto, delimitato dalle fenditure, essendo attraversato e costruito dalla luce, acquista una propria fisicità: non è un vuoto, poiché è anch’esso materia.
Le opere più recenti, statue e bassorilievi di medio e piccolo formato in porcellana, ceramica o argilla, con figure di sileni, satiri, ninfe, ermafroditi, pesci antropomorfi e altri mostri mitologici proteiformi semi-umani o semi-animali, testimoniano come l’arte di Deguardi, facendo leva su un immaginario figurativo in grado di attingere alle dimensioni dell’animalesco, del mostruoso e dell’ibrido, riesca ad estendere i confini della percezione sensibile e di ciò che chiamiamo realtà.
Affascinato dalle forze incontrollabili originate dall’inconscio e dal desiderio, lo scultore, infine, ha plasmato nell’argilla gruppi di amanti, mettendo così in relazione l’eros all’energia che anima la creatività artistica e vivifica l’universo.