Le donne di Teresa Lonobile

L’arte di Teresa Lonobile è un omaggio alla donna in quanto fonte dell’essere e della vita. Per esprimere questa potente idea del femminile l’artista ha accentuato la chiarezza geometrica e la fissità delle forme, mediante il ricorso a stilemi fissi, più volte ripetuti, come lo sfondo piatto e neutro, e la pesante linea di contorno scura, che sottolinea i profili di figure prive di movimento e fortemente schematizzate. In questi dipinti lo spazio è costruito su una griglia di linee orizzontali e verticali, in cui si inseriscono anche linee oblique, e le forme, geometrizzate, sono ricondotte il più delle volte al cerchio, alla sfera, e al cilindro; le pose delle figure, sempre simmetriche, convenzionali, ascetiche, così come le impaginazioni, sono spesso ripetute o reiterate. La tavolozza si riduce ad accordi cromatici essenziali, basati sui soli colori primari; la luce, frontale e diffusa, scivola sulle forme e rileva la solidità metallica delle volumetrie.
Questo stile attinge tanto ai modi di Antonio Bueno quanto a quelli di Fernando Botero, anche se non sono da escludere possibili riferimenti alla poetica della serialità di Andy Warhol o di Bruno Munari. Proprio da quest’ultimo sembra essere mutuato l’espediente di reiterare, con minime varianti, la gamma cromatica e la tipologia dei soggetti, per lo più giovani donne, quasi sempre opulente, nude, seminude, o abbigliate alla moda. Tuttavia, in questo caso, la serialità non ha lo scopo d’inflazionare un clichè femminile, ma è un espediente di cui l’artista si avvale per rappresentare la molteplicità e l’unità immutabile del femminile. Infatti, in queste opere – cariche di colore, di energia, di mistero, di vita – si manifesta visivamente l’ “archetipo” della Grande Madre, un’immagine primordiale del femminile riposta nell’inconscio collettivo, simbolo dell’interezza e della totalità dell’essere donna e, al tempo stesso, del grembo materno e della sua divina potenza. Amanti e spose, madri e dee, le donne dipinte da Teresa Lonobile – si vedano Rosamunda, Assunta, Rosalia, Leonarda – con la loro staticità e la loro frontalità, possono essere accostate, sotto il profilo iconografico, sia alle Veneri paleolitiche, remotissime immagini archetipiche della Grande Madre, tra le quali ricordiamo la celebre Venere di Willendorf e la Venere di Laussel, entrambe risalenti a più di 22.000 anni fa, sia alle più recenti Veneri dipinte da Fernado Botero.
Degne di nota sono anche alcune variopinte sculture in pietra di piccole dimensioni, raffiguranti anch’esse figure femminili dai rigidi profili verticali e assiali; tra di esse spicca però la marionetta di Pinocchio, in legno e merletti, con cui l’artista ha voluto celebrare il famoso protagonista del romanzo di Carlo Collodi.
Nell’esaltare la donna come una gioiosa dea creatrice, Teresa Lonobile le riconosce il ruolo essenziale di cuore pulsante della vita e di guida della civiltà: la sua arte nasce da una presa di posizione –sdrammatizzante e nonviolenta – contro il maschilismo, il patriarcato, le violenze di genere, che hanno dominato, e continuano a dominare, la storia dell’Occidente.