Fotografare il lavoro

Sospeso tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione, l’artigianato italiano è sicuramente un’eccellenza del nostro paese. Basti pensare che l’elemento artigianale, sinonimo di qualità, cura dei dettagli, fantasia delle forme e durevolezza, è la componente che conferisce ai prodotti made in Italy del design e della moda un’aura di artisticità, unicità ed esclusività. Inoltre la valorizzazione delle tecniche artigianali tradizionali e degli antichi mestieri può rappresentare un volano tanto per la crescita economica dei territori quanto per il loro sviluppo socio-culturale. Si tratta di un patrimonio da riscoprire e da custodire, se è vero che oggi la globalizzazione, attenuando le specificità e le differenze tra i popoli, ha comportato da parte delle masse dei consumatori un recupero della diversità e una domanda di tutto ciò che è locale e tipico di un territorio, dalla gastronomia all’artigianato; del resto anche l’Unesco ha più volte sostenuto l’importanza della salvaguardia e della tutela delle diversità culturali.

La fotografia, con la sua capacità di registrare la realtà e la memoria, ha raccontato i cambiamenti sociali ed economici degli ultimi due secoli nonché l’evoluzione delle tecniche del lavoro umano. Fotografare gli artigiani all’opera equivale a immortalare parte del nostro immenso patrimonio culturale e a rappresentare, nell’immediatezza dell’attimo, l’importanza del lavoro quale fattore di sviluppo sociale.

Le immagini dei Fratelli Alinari (Leopoldo, Giuseppe, Romualdo) documentano, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, con uno stile asciutto, essenziale, serio, che rifugge sia dal colore locale sia dall’aneddoto, mestieri scomparsi o divenuti del tutto marginali: è un elenco lunghissimo che comprende gli “acquaioli” cioè i portatori d’acqua, i venditori ambulanti di ghiaccio, i cosiddetti “ghiacciaioli”, le lavandaie, le cucitrici e le merlettaie, i robivecchi, gli ombrellai, i sediai, i saponai, i carbonai, gli spazzacamini, gli arrotini, i rigattieri, gli stracciaioli, i ciabattini e ad altre attività talmente desuete da risultare al giorno d’oggi sconosciute.

Il francese Eugène Atget ritraendo gli antichi quartieri di Parigi destinati a scomparire, ha fotografato anche i piccoli mestieri e le botteghe condannate alla chiusura dallo sviluppo dei grandi magazzini, quasi a voler fissare in immagine un mondo che, di lì a pochi anni, in seguito alla grande guerra, non sarebbe stato più lo stesso.

Federico Patellani, considerato «uno dei più importanti fotografi italiani del XX secolo», esponente della fotografia neorealista, ha ritratto i lavoratori delle rive lombarde del Po. I suoi scatti sono una testimonianza dei vecchi lavori della terra e del fiume.

Un breve accenno merita il movimento della fotografia operaia d’ispirazione marxista, nato attorno alla rivista tedesca Aiz (Arbeiter Illustrierte Zeitung, ovvero “Il giornale illustrato dei lavoratori”), che nel 1926 pubblicò una sorta di appello ai propri lettori affinché inviassero immagini sulla vita quotidiana del proletariato e sulle condizioni «oggettive» di vita dei lavoratori, con l’obbiettivo di «catturare la bellezza del lavoro stesso ma anche gli orrori della miseria sociale». Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, André Kertesz, Tina Modotti, Paul Strand, Gerda Taro, Edith Tudor-Hart, insieme a molti altri maestri, collaborarono con riviste come Ayuda, Kukruck, Regard, Win, che denunciavano le condizioni di vita della classe operaia e le ingiustizie del capitalismo.

Nel 1993 il fotografo brasiliano Sebastião Salgado ha prodotto una pubblicazione monumentale, di oltre 400 pagine, intitolata La mano dell’uomo, contenente ben trenta reportage, che esalta la manualità del lavoro contro l’invadenza delle macchine, della tecnologia e della robotica. Tra i vari reportage ricordiamo le immagini della raccolta del tè in Ruanda e della canna da zucchero a Cuba e in Brasile, le ormai celebri fotografie della miniera d’oro di Serra Pelada in Brasile, della miniera di zolfo in Indonesia, della pesca del tonno a Favignana, in Sicilia. E ancora, le acciaierie in Kazakistan e le industrie automobilistiche in India, le immagini della costruzione dell’ Eurotunnel e del canale di irrigazione del Rajasthan.

Molti altri fotografi hanno ritratto gli artigiani all’opera, tra questi: Giulio Azzarello, Giacomo D’Aguanno, Tony Gentile, Walter Leonardi, Giuseppe Leone, Melo Minnella, Angelo Pitrone, Fulvio Reuter, Nicola Scafidi, Sandro Scalia.

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